Percorso: Home page /Il Messaggero del 23/10/2002

 

Prima elementare: clandestini a scuola

A 5 anni in prima elementare. In incognito


Clandestini a scuola, in prima elementare. Non sono figli di immigrati bensì bambini di cinque anni che non avrebbero alcun titolo per stare in classe, ma che in molti istituti vengono “tollerati" in incognito. È il fenomeno degli “uditori", che viene denunciato dagli esperti di Tuttoscuola, secondo cui questa pratica va diffondendosi.
In pratica col consenso di molti presidi in molte classi i bambini uditori di soli 5 anni e dunque “fuorilegge", frequentano regolarmente le lezioni senza essere iscritti ad alcun registro, poi a fine anno si presentano a sostenere l'esame d’idoneità per essere ammessi alla seconda. “Clandestini", accolti volentieri a bordo (sono i futuri clienti delle scuole autonome che possono garantire incremento di classi e stabilità di organico), meglio se accompagnati da un'assicurazione per coprire la responsabilità civile degli insegnanti. Il fenomeno, secondo Tuttoscuola, è emerso in queste prime settimane di sperimentazione della riforma Moratti, grazie alla quale, ma solo in un numero molto ridotto di istituti, possono iscriversi in prima i bambini che abbiano compiuto almeno 5 anni e mezzo di età.
A Roma, il fenomeno degli uditori sarebbe diffuso da anni, più di quanto ci si potesse aspettare, soprattutto nei quartieri bene. All’Aventino per esempio, nelle scuole Badini e Franchetti, ma anche alla Gianturco di via della Palombella. Si stima che gli uditori (anche più giovani di quelli ammessi alla sperimentazione) accolti nelle 160 prime classi della capitale siano alcune cent inaia.
«E’ vero - conferma Donatella Poselli, presidente dell’Unione italiana genitori - i presidi spesso per accaparrarsi l’utenza e andare incontro alle aspettative delle famiglie, vanno contro la legge che impedisce a chi non ha 6 anni di frequentare la prima. E’ un ceto medio alto quello che chiede questo anticipo fuorilegge, convinto della maturità del proprio bambino. Al contrario un’indagine del ministero ha dimostrato il contrario».

 

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