Percorso: Home page /La Repubblica del 23 gennaio 2007

 

Le scuole statali non hanno soldi. E le classi si dotano di un fondo cassa
 

Carta igienica, gessetti, pennarelli alle elementari ci pensano i genitori


Vincenza De Iudicibus, Tea Maisto

Una spesa annua di circa 100 euro a famiglia Carta igienica, salviette, sapone per le mani e una bottiglietta d´acqua potabile. Non è una lista della spesa, ma alcuni degli oggetti che i genitori comprano per assicurarsi che a scuola i propri figli continuino a sentirsi a proprio agio. Nella maggior parte delle elementari e materne della capitale non ci sono soldi per comprare tutto, e mamme e papà si ritrovano così chiamati a contribuire anche per l´acquisto di cartelle, pennarelli, risme di fogli, gessetti... «Al momento dell´iscrizione non ci hanno detto nulla» lamenta Oriana Blasi, mamma di Addis, 9 anni, iscritto all´elementare Pestalozzi di via Montebello. «Così mi sono ritrovata a dover pagare per la carta igienica di mio figlio». «E´ un fenomeno molto diffuso nelle scuole di Roma» spiega Donatella Poselli, presidente dell´Unione Italiana genitori, «alla fine le famiglie si trovano a spendere tra gli 80 e i 120 euro annui, che sommate a tutte le altre spese diventano un impegno importante».
Una prassi consolidata è quella del fondo cassa, dal quale i genitori rappresentanti attingono per acquistare il materiale. Perché le scorte che arrivano a inizio anno in alcune scuole - non in tutte - non bastano. «Con bambini così piccoli è difficile fare economia domestica» racconta Giuseppina degli Uberti, responsabile della succursale di via Montebello. «Ecco perché chiediamo alle famiglie di provvedere quando si sono esaurite le scorte». «A preoccupare, qui, è anche l´acqua - spiega Elena Orfei, mamma di Roberto, 6 anni - . Compro ogni mattina una bottiglietta da dare a mio figlio. Quella della scuola non è potabile perché è contenuta in cassoni di eternit. E con quella stessa acqua cucinano anche in mensa». Rassicurazioni arrivano dalla responsabile degli Uberti: «L´acqua è potabile perché abbiamo fatto fare due derivazioni per il bagno e la cucina, ma per sicurezza chiediamo sempre di portare una bottiglietta».
All´elementare De Amicis, in via del Pigneto, fino all´anno scorso il preside chiedeva un contributo una tantum di 25 euro a famiglia. «Poi ha notato che non tutti i genitori contribuivano» spiega Raffaella Galli, mamma di Valentina, 8 anni, «e quest´anno ha chiesto di gestircelo classe per classe. La carta igienica viene chiusa negli armadietti e i bambini la chiedono alle maestre quando devono andare in bagno. Ma anche cosi´ abbiamo subito furti».
Stessa situazione all´elementare e materna Di Donato in via Bixio, una delle scuole più multietniche di Roma. «La mia bimba è al primo anno della materna - spiega Jerlin, di origini filippine - Mi hanno fatto un elenco di cose da portare da casa». Dawn Boden, di origini statunitensi che ha iscritto la propria bambina all´elementare Franceschi di via Donna Olimpia, di lamentarsi proprio non se la sente: «Sì, chiedono soldi» dice, «ma se penso che negli Usa le scuole pubbliche nemmeno esistono…». Di parere opposto Joseani Di Domenico, mamma di Claudia, 6 anni, iscritta all´elementare Diaz, in piazza Lodi: «Vivevo in Brasile, quindi nel terzo mondo» dice, «e non avrei mai pensato, in un paese civilizzato come l´Italia, di dover comprare la carta igienica per la scuola di mia figlia». La situazione non migliora se ci si sposta alle medie: «Anche noi insegnanti ci portiamo la carta igienica da casa» conclude Maria Virgona, responsabile della Giovanni XXIII, viale Medaglie d´oro, «e facciamo le fotocopie a casa nostra». 

 

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